Modi di dire piemontesi

19,90

Autore: Piero Abrate – Pino Perrone

Num. pagine: 300

Anno Pubbl.: 2016

ISBN: 88-6406-077-4

Descrizione

Modi di dire, espressioni idiomatiche, metafore, paragoni, appartengono al nostro patrimonio culturale, testimoniano una straordinaria capacità creativa popolare, un uso sapiente e arguto della lingua e concorrono a spiegare una identità collettiva.

Piero Abrate e Pino Perrone (doj che feila an barba a l’é nen na gatijada) raccolgono in questo volume cinquemila espressioni idiomatiche, mëssonà con grande attenzione da libri e dizionari, ma soprattutto attinte dalla parlata viva, che è sempre una miniera inesplorata di creatività e di vitalità. Per dirla con il grande e non abbastanza conosciuto scrittore piemontese Tavio Cosio, queste “dite e parangon” (nel suo piemontese di Villafalletto e dintorni) rappresentano “La savansa ‘d chij vej” che “a l’era pa faita ‘d numer, ëd cont e ‘d misure nëtte arportà dai libre d’ëscòla, ma ‘d tute chëlle neuve che n’òm liber ënt la largura dij camp a bev da la natura”, dalla capacità di osservazione passienta e dasianta di giorni e mesi, e stagioni, e anni, e secoli di uomini, storie, accadimenti…, “dite sembie e arbiciolùe ch’a guarnavo la vita dij grand […] a basta smoni ‘n pò d’euj e ‘n pò d’orija për arconzisne, për savej lesi ‘l temp coma s’un liber ëstampà” (T. Cosio, Mëssonand entrà dite e parangon, in Pere gramon e lionsa, Torino, Ca dë Studi Piemontèis, ristampa anastatica 2016).

Pesco qualcosa a caso: chi si ricorda la polemica politica del “quid”? In piemontese abbiamo un modo più franco e diretto di dirlo: “Avèj ëd quibus”, che significa avere i mezzi, i soldi, e si sa con il quibus tutte le porte si possono aprire. Ma probabilmente è più importante “Avèj ‘l bòcc an man”, certo per il giocatore di bocce è tutto…, ma anche nel quotidiano avere il coltello per il manico aiuta. Sempre meglio che esse “N’aso carià ‘d sòld”.

Ricca e ancora ampliabile la serie “bate”: bate ‘l tamborn, bate ij cuercc, bate la bërlòca, Bate la Calabria, bate la dròga, bate la lun-a, bate le brochëtte, che in qualche modo hanno tutte più o meno lo stesso curioso espressivo significato. Oggi non più political correct l’espressione “Esse dla tersa paròchia”; facili, ma comunque belle e ricche di richiami: “mangé la feuja” e “rampiesse an sij veder”. Ma come la mettiamo con j’Avocat ëd Moncalé?

Gli autori hanno raccolto le espressioni in ordine alfabetico, ma potrebbe risultare sorprendente raccoglierli per significati, riferimenti. Per ogni espressione viene data la traduzione letterale in italiano, una dettagliata spiegazione e altre espressioni che si richiamano a quella indicizzata.

Il volume risulta ricchissimo, curioso, di lettura piacevole, divertente e intenso. Si può aprire a qualsiasi pagina e trovarvi un mondo. Il nostro mondo, la nostra lingua, la nostra civiltà forse d’antan ma antivista, “un mond ch’a scota e a parla”. Ciapa lì e pòrta a ca.




Albina Malerba

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 15 × 21 cm

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